realtà aumentata nei musei e negli spazi espositivi

augmented reality

La realtà aumentata nei musei e negli spazi espositivi

Lo sviluppo e la diffusione di nuovi strumenti tecnologici facilmente utilizzabili e di dominio pubblico consente inedite opportunità di fruizione degli spazi museali ed espositivi ed un esempio di queste nuove possibilità ci viene fornito dalla realtà aumentata.
Da non confondersi con la realtà virtuale, ossia la creazione di uno scenario totalmente artificiale fruibile attraverso particolari dispositivi tecnologici, la realtà aumentata si presenta come un arricchimento dell’ambiente normalmente percepito dai nostri sensi tramite l’aggiunta di informazioni e contenuti in formato digitale.

Nascita e diffusione della realtà aumentata

Anche se alcune ricerche risalgono già a metà del ‘900, il termine “augmented reality” viene indicato per la prima volta nel 1990, quando il ricercatore Tom Caudell lo utilizza per descrivere un display digitale usato in aeronautica per sovrapporre grafici virtuali alla realtà fisica. Seppur ancora poco dettagliata, quella di Caudell ha preannunciato ciò che si è attualmente concretizzato essere la realtà aumentata: una tecnologia divenuta di dominio pubblico con l’avvento dei “Google glasses” e con la diffusione degli smartphone e di tutti quei dispositivi capaci di sfruttare sistemi di connessione con l’ambiente che ci circonda. Applicabile in diversi settori, dall’automotive alla medicina e alla ricerca, dai musei allo sport e all’intrattenimento, siamo di fronte ad una concreta possibilità di potenziamento e arricchimento tecnico-professionale nonché esperienziale-emotivo delle attività che svolgiamo quotidianamente.

Augmented Reality in ambito museale e culturale in Italia

Innovazioni come la realtà aumentata, così come il modo stesso in cui la tecnologia permea la società attuale, sono dei fattori non trascurabili, non solo per tutti quegli ambiti tradizionalmente improntati al business e alle modalità di sviluppo e fidelizzazione del proprio pubblico. I poli museali, le gallerie d’arte e in generale tutte le realtà rientranti nel settore dei beni e delle attività culturali sono fortemente interessati da tali cambiamenti, dai quali possono trarre continui spunti per comunicare in modo nuovo e più appetibile il proprio patrimonio.
Come evidenziato nei dati raccolti dall’ultimo Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, le istituzioni culturali italiane non hanno ancora sviluppato un piano strategico di innovazione digitale: solo il 30% dei musei offre almeno un servizio digitale in loco; online e rispetto alla presenza sul web, il 43% ha un sito web proprietario, i servizi a disposizione sono la biglietteria online (il 23%), l’accesso ai social da homepage (il 67%) e la collezione virtuale (il 55%). Il 54% dei musei è presente su Facebook, il 33% Twitter, il 23% Instagram.

App per musei e realtà aumentata: una nuova frontiera di fruizione possibile

Se è vero che gli utenti sono sempre più “connessi” e il valore esperienziale assume nuova rilevanza, gli strumenti tecnologici possono rivelarsi molto importanti per rendere la visita al museo più “smart”.
Nonostante l’audioguida resti il principale dispositivo di integrazione alla visita, le applicazioni smartphone per musei e gallerie d’arte sono attualmente in crescita. Tra queste la piattaforma HERA presenta delle caratteristiche molto appetibili per tutte le realtà culturali che vogliono rendere più coinvolgente e interattiva l’esperienza vissuta dai propri visitatori. Grazie ad un sistema di posizionamento e localizzazione indoor, HERA permette al visitatore di orientarsi facilmente nell’ambiente museale e, attraverso funzioni basate sulla localizzazione di prossimità, di fruire di una serie di contenuti interattivi (audio, video, immagini ecc.) anche in forma di realtà aumentata.